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Herpangina: cos’è e come si cura


Herpangina: cos’è e come si cura


Con il termine Herpangina (parola composta da dal lat. herpes -ētis, gr. ἕρπης -ητος, der. di ἕρπω «strisciare» e angina dal lat. angīna, che è dal gr. ἀγχόνη «angoscia») si intende genericamente un’infiammazione della gola.

Si tratta per lo più di un’infezione da virus Coxsackie A e B o Enterovirus, agenti patogeni che proliferano e si diffondono maggiormente durante le stagioni calde:  infatti non è raro che questa patologia insorga soprattutto in primavera e in estate. Colpisce prevalentemente i bambini e si manifesta, con un gran mal di gola,  oltre a febbre alta e piccole vesciche in bocca. Ma è contagiosa? Come si può trattare?


Herpangina: cause, contagiosità e sintomi

Come detto, l’herpangina è una malattia insidiosa che prende di mira soprattutto i bambini molto piccoli, dai lattanti fino alla prima età infantile e si trasmette principalmente tramite il canale bocca-saliva-feci. Terreno fertile per la diffusione del virus è senz’altro a scuola dove i bambini, venendo spesso a contatto tra loro tramite mani sul viso e starnuti, possono creare così una catena di contagi che può colpire anche gli adulti.  

Se pensiamo a gesti considerati ‘normali’ (come appunto una semplice carezza o il prendere dal piatto di un altro del cibo) in bambini di 1-2 anni, è abbastanza facile che ci sia un contatto bocca-saliva e contagio con altri, proprio perché non vi è ancora quell’atteggiamento di educazione sociale che regola le azioni in soggetti così piccoli. Importantissima a questo proposito l’educazione a non toccare feci o pannolini e lavare bene le mani in quel caso. Oltre a questo canale di trasmissione, c’è anche quello relativo allo scambio delle goccioline, cosiddette droplets, che si diffondono grazie a tosse e starnuti e che possono contagiare se non si mantiene una corretta distanza l’uno dall’altro. 

Una volta avvenuto il contagio, in genere, nel giro di due giorni compare la febbre alta (oltre i 39°C), mal di gola e piccole vesciche in bocca (simili alle afte) che, oltre a essere dolorose e fastidiose, sono anche numerose (posso arrivare anche fino a una ventina tutte insieme). Soprattutto nel bambino capita che, a causa del dolore, questo smetta di mangiare e rimetta le mani in bocca per cercare di calmare il dolore, peggiorando così la situazione.


Herpangina: come si diagnostica

La diagnosi è essenzialmente clinica : dai sintomi e dalle vescicole in genere si riconosce l’erpangina. Le vescicole dell’erpangina si distinguono dalle semplici afte proprio per la numerosità. Non hanno a che fare con le “macchie di Koplick”, i puntini bianchi che si diffondono nella bocca dei bambini con morbillo, né con la “lingua a lampone” della scarlattina.  


Herpangina: come si tratta

Essendo l’herpangina una patologia di carattere virale, non esistono farmaci specifici per curarla se non per curare i sintomi: in caso di febbre alta, si utilizzerà sotto consiglio del Pediatra del paracetamolo o ibuprofene, mentre in caso di mal di gola e di vesciche nel cavo orale qualcosa che possa abbassare la sensazione di fastidio (es. colluttorio antinfiammatorio nei più grandini o un gel nei piccolissimi ) ed alleviare l’irritazione della bocca. Sconsigliato l’utilizzo di antibiotici perché non sono adatti allo scopo. Molto importante è cercare di far alimentare il bambino : i rischi più grandi sono appunto quello della disidratazione e dell’ insufficiente alimentazione), soprattutto se sono bambini molto piccoli, con qualcosa di fresco e che sia tollerabile da mandare giù ad esempio latte, yogurt e gelati. In genere l’herpagina, scompare nell’arco di 5-7 giorni arrivando, nei casi più complessi, anche a 10 giorni. 


Si consiglia, quindi, riposo assoluto poiché è malattia che può diventare anche molto spossante e stancante. Data la contagiosità tramite saliva e mani, è importante mantenere un’igiene personale adeguata, evitando per quanto possibile di mettersi le mani in bocca per alleviare il fastidio delle vesciche. Pulire e disinfettare bene tutte le superfici o oggetti con i quali il bambino entra in contatto (es. giocattoli) e, se in presenza di altri bambini (es. fratelli o sorelle), utilizzare le mascherine, per evitare il contatto con salive ed eventuali droplet. 



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